Mettiamoci la faccia

Ecco chi siamo in carne ed ossa

I testi sono scritti direttamente dal "Volontario"

 

 

Annalisa Ravenna (volontaria attivista)

Sono Annalisa Ravenna, ho 42 anni, sono veneta e vivo a Livorno da 13 anni.

Lavoro da sempre nel settore del turismo e accoglienza alberghiera, un’attività che mi dà soddisfazione, perché le relazioni interpersonali con gli ospiti italiani e stranieri mi permettono di approfondire le mie conoscenze linguistiche, ma anche di conoscere culture e opinioni diverse.

Il mio primo incontro con Kisedet risale al 2005; durante un viaggio di tre mesi in Tanzania ho casualmente conosciuto Giovanna e Nino, nonché molti dei loro collaboratori. E’ stato come scoprire un altro mondo e altri valori: attenzione, rispetto, pazienza e generosità, e da lì è nata la voglia di partecipare a questa attività.

Ho avuto fin da subito la possibilità di mettermi in gioco, collaborando dall’Italia, coinvolgendo amiche ed ex colleghe: Angela, Martina, Grazia, Francesca. Con loro abbiamo organizzato diverse vendite di artigianato tanzaniano spostandoci con la nostra bancarella per le varie feste di paese.
Successivamente sono ritornata in Tanzania per una vacanza di un mese, e in questo secondo viaggio ho potuto conoscere più da vicino i bambini dell’orfanotrofio, e quelli dei villaggi limitrofi a Dodoma, incontrare la gente del luogo e mettere alla prova il kiswahili, la lingua locale faticosamente appresa attraverso un piccolo corso.
In Italia continuo ad occuparmi dei rapporti con i sostenitori dei bambini tanzaniani e a promuovere piccoli progetti, con l’intento di dare agli amici tanzaniani una futura progressiva indipendenza economica, attraverso il miglioramento delle competenze culturali e professionali. Questo è uno degli aspetti più significativi perseguiti da Kisedet: puntare alla scolarizzazione dei bambini, alla preparazione professionale dei ragazzi e degli adulti. Alcuni vengono direttamente coinvolti nella gestione dell’officina meccanica/laboratorio della scuola professionale di Kigwe; le donne, ad esempio, vengono indirizzate verso corsi di agricoltura per la coltivazione domestica di ortaggi. Un investimento, quindi, sulle persone, per una loro emancipazione personale progressiva.
Sono sempre più convinta che ognuno di noi possa fare qualcosa, e insieme facciamo molto, perciò mi auguro che altri volontari si aggreghino al nostro gruppo. ANNALISA

Claudio Pilenghi (Presidente in carica)

“Pronto, è Viaggi e Miraggi?” - Buongiorno Luisa, scusi quanto ha detto che ci fermeremo a Kigwe? Cinque giorni?!? - Ma qui non c’è nulla!!!” - respiro profondo - “OK, ditemi solo dove posso acquistare dei cartoni di birra o un distillato di baobab o qualche altro intruglio locale…” - Dopo un’ora rientro con i generi di conforto… Ma dov’è il frigo? Beh, logico, non c’è corrente elettrica, quindi niente frigo e birra calda. Appoggio i cartoni e chiedo dov’è la doccia, considerando che la mancanza di acqua calda a 35 gradi non è un grosso problema … Il fatto è che qui manca proprio l’acqua, bisogna andare al pozzo con i secchi. “Lo sapevo, dovevo andare a Formentera col Club Med! Formula all inclusive, cuba libre come se piovesse e, quel che è peggio, qui devo dividere la camera con Maurizio!!”

~ o ~ o ~ o ~ 

Questo, in estrema sintesi e un po’ romanzato, è stato il mio approccio con Kisedet nell’agosto del 2009. Poi sono arrivate le prime chiacchierate con Giovanna, Nino, Paolina , John (che ora ci sorride da lassù), le visite ai progetti. E ancora, i bambini che cantano per noi (abbiamo pianto tutti, ma per colpa di BK che ha ceduto per prima), la partita di calcio contro le pantere del Teacher, le cene a lume di lanterna innaffiate da birra rigorosamente calda (ma dopo le prime due si apprezza il gusto pieno del malto).

Il cielo stellato, e Ilaria che ci indica le costellazioni, Maurizio, grande compagno di viaggio, le albe, i tramonti, i tamburi, i balli e soprattutto il sorriso dei Tanzaniani, e non solo dei bambini. Vivono con poco più di due dollari al giorno, e ciononostante sono sereni e prendono la vita come viene. Perché l’Africa ti resta dentro? Non ne ho idea, so solo che quando siamo partiti da Kigwe, di nuovo in lacrime, tutti noi avevamo dentro la voglia di fare qualcosa, e ci siamo impegnati a versare una quota per Shukurani, la casa accoglienza, lasciando a Gio e Nino il compito di gestirla. Io volevo fare qualcosa di più: ci ho pensato parecchio, infine ho deciso di diventare socio e di entrare in questo gruppo, ho letto mail, mi sono informato, ho conosciuto i fondatori e ho colto l’attimo.

Considerazioni al riguardo? A Kigwe c’è entusiasmo, in Italia un po’ meno. Per capire cos’è Kisedet bisogna andarci. Kisedet si è trasformata da un gruppo di amici in qualcosa di più complesso, presente sul territorio con tutte le problematiche logistiche che ne conseguono. Tutto quello che è stato fatto a Kigwe è merito vostro, è un peccato che tanti di voi non ci siano mai stati.

Probabilmente il gruppo ha bisogno di nuove energie e si deve dare una struttura più multimediale e integrata (email – skype ….. ) Questi strumenti sono di fondamentale importanza, ma non c’è nulla come il contatto diretto. Bisogna incontrarsi, conoscersi, parlarsi, vedersi almeno 2 o 3 volte all’anno.

Chi si impegna da tanti anni ha il diritto di fare un passo indietro, sono certo che i fondatori saranno lieti di dare una mano ai nuovi incaricati. Chi vuole essere socio attivo e si prende degli impegni deve portarli avanti, compatibilmente con le esigenze; non deve prevalere la logica del volontariato senza impegno.

Forte di tutti questi ragionamenti, al grido di “Una Tinca, un Voto. Claudio for President, anche Vice-President”, ho vinto le elezioni e sono ora presidente del gruppo.

Grazie a tutti e un abbraccio, CLAUDIO

Elisabetta Dessy (segretaria) nonchè moglie di Ilario Manzotti

Mi chiamo Elisabetta (Betta per gli amici) e sono la segretaria del Gruppo Tanzania onlus; vivo in provincia di Bergamo, vicino alla casa di famiglia di Giovanna e alla sede del Gruppo (Brignano Gera d’Adda).
Il mio lavoro consiste soprattutto in attività burocratiche e pratiche (sono la “scocciatrice” che invia i promemoria e le varie comunicazioni!), ma anche nel promuovere la conoscenza delle attività del Kisedet in Tanzania, con l’aiuto fondamentale di mio marito Ilario. L’incontro con Giovanna e Nino e con lo staff del Kideset è avvenuto nell’Agosto 2008, durante il nostro viaggio in Tanzania.
L’idea di questo viaggio nasceva non solo dal nostro amore per l’Africa, ma anche dal desiderio di conoscere Daudi, il ragazzo che sosteniamo negli studi, e che attualmente sta frequentando l’università, e non ultimo dalla voglia di “toccare con mano” lo splendido lavoro che il Kisedet svolge in questa terra meravigliosa.
Abbiamo potuto conoscere ed apprezzare le attività e i vari progetti dell’associazione, sentendo crescere in noi l’ammirazione per un scelta così impegnativa: vivere qui per fornire a questa gente gli strumenti per potersi costruire un futuro (scolarizzazione, formazione, competenze professionali...).
Siamo stati accolti come in una grande famiglia: in questa meravigliosa terra chiunque è sempre pronto a donarti un sorriso (a volte è l’unica cosa che possono regalarti, e per questo ancora più preziosa) e un sonoro karibuni (benvenuti).
Una volta rientrati in Italia è stato naturale mantenere i contatti con Giovanna e Nino e iniziare a collaborare con il Gruppo Tanzania; per questo esorto tutti voi ad andare a conoscere il Kisedet e a fare questa esperienza unica ed indimenticabile. Vi invito a prendere contatto con noi se avete voglia di mettere a disposizione un po’ del vostro tempo per le varie attività di volontariato, o anche solo per conoscerci di persona. BETTA

Giovanna Moretti (socia fondatrice di Gruppo Tanzania Onlus e KISEDET)

"Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel profondo di voi stessi, ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo". 

Ernesto "Che" Guevara de la Serna

Lettera ai figli

Giovanni Iannaccio (vice-presidente)

VIAGGIO IN TANZANIA - L’arrivo nella notte scura di Dar e l’impatto quasi fisico col caldo umido, la lentezza delle procedure in dogana, con tanto di impronte digitali rilevate e l’ancora più lenta riconsegna del bagaglio sull’unico nastro rotante dell’aeroporto hanno immediatamente suscitato in me le immagini e l’atmosfera di “CUORE DI TENEBRA”, il romanzo di Joseph Conrad che preferisco e che narra del viaggio a ritroso lungo il fiume Congo, nel cuore dell’ Africa colonizzata e devastata dalla brama di ricchezza dell’occidente di inizio XX secolo. Un viaggio, quello, che simbolicamente è anche un viaggio dentro la coscienza e l’istinto indomabile e inafferrabile che è dentro ciascuno di noi e che porta il protagonista, KURTZ ad impazzire e ad attraversare tutto l’orrore di una situazione oltre ogni possibile immaginazione. Marlow, il narratore incaricato di andarlo a recuperare visto il precario stato di salute, compie quel viaggio e ne esce, ovviamente, un uomo nuovo, più maturo e disincantato.

Aggiungete anche il viaggio in taxi su strade non illuminate fino al CEFA Hostel di Mikocheni B (un nome piuttosto sinistro, converrete…) e piene di guizzi e flash di fanali che catturavano ombre e fantasmi a piedi, in bicicletta e il quadro sembrava completo…

Novello Marlow mi accingevo all’incontro con la pazzia di Kurtz = NINO e GIOVANNA: solo due pazzi avrebbero potuto pensare di vivere così lontano e dare vita, letteralmente parlando, a quello che è oggi il KISEDET: una famiglia composta da tanti bambini, tante persone che, nell’ambito di ruoli ben precisi, portano avanti un progetto “folle” per i nostri parametri di vita occidentale e “razionale”. Dare speranza, aiuto concreto ed anche umano, a chi ne ha più bisogno, senza indulgere in falsi pietismi o sentimentalismi buonisti assolutamente inutili e mistificatori. Ma tutto questo l’ho toccato con mano, macinando i kilometri dell’area di Dodoma, camminando nei villaggi, stringendo mani e accarezzando testoline, entrando nelle aule dove occhioni timidi e un po’ impauriti da un tizio vagamente obeso, vestito come un carnevale e dalla voce così lontana dalle loro, osservavano e sorridevano alla vita che, da quelle parti, in effetti, non è così facile.

Bisognerebbe vedere, ad esempio, la scuola secondaria di IPALA, in mezzo al nulla, dove operano insegnanti che hanno una dignità ed una passione per il loro lavoro che a me, che sono insegnante, ha fatto venire la pelle d’oca…dico IPALA perché è quella dove studiano i due ragazzi che sostengo io e dai quali ho ricevuto tanto, addirittura un pollo vivo in segno di riconoscimento per il mio impegno verso di loro…un pollo vivo, per una famiglia di una decina di persone che vivono in una casa di mattoni, tetto in lamiera o paglia, senza luce o acqua corrente nel vicino villaggio di CHAHWA, un pollo vivo…capite? si sono tolti un bene preziosissimo da quelle parti solo per dirmi GRAZIE…è come se io per ringraziare un benefattore gli regalassi la mia automobile…sono io che dico GRAZIE a loro, anche se magari non potranno leggere queste parole, ma son sicuro che la follia di GIO e NINO arriverà a farglielo sapere, nella loro lingua così ritmata, così sonora, così piena di calore: il Kishwahili. Dovreste sentire Gio e Nino come la parlano, come se fosse la loro lingua madre. È questo che dà il segno di quanto profondo sia il loro amore per quella terra, quelle persone e quello che fanno.

Dovrei citare anche il baboo, le donne che cucinano e accudiscono i bimbi e la maestra dello SHUKURANI, il grande, in tutti i sensi, FULGENCE, instancabile e pazientissimo accompagnatore del sottoscritto, nonché JULIUS, infaticabile autista, oppure il maestro d’arte di cui ora mi sfugge il nome e che ha organizzato coi bambini uno spettacolo a dir poco esaltante di danza, canti, balli, recitazione senza sosta, senza pause per due ore filate…e che ha anche permesso di incidere un CD di 6 canzoni di quei bimbi che vale la pena di sentire e gustare per capire che cosa, nel cuore dell’AFRICA, si sia potuto realizzare con impegno, passione, dedizione e sostegno da parte di tutti quelli che hanno creduto e credono in quest’opera grande. NINO dice che è una goccia nel mare, ma sa anche lui quanto è grande questa goccia.

E quindi torno alla mia vita “normale” non con la tenebra nel cuore, ma con la luce e con la gioia di tanti sorrisi e di tanti “CIAO” che i bimbetti dello SHUKURANI mi dicevano ogni volta che mi vedevano.

Scrivo e sulla tastiera sento ancora il contatto delle loro minuscole dita nelle mie mani…e scorrono nella mia mente, come tanti fotogrammi, le immagini e i visi anche di coloro che ho incontrato a KIGWE, a VEYULA, altro grande polo scolastico professionale o anche lungo le polverose e interminabili strade tanzaniane—anche a loro il mio grazie e le mie parole conclusive che, contrariamente al romanzo di Conrad, non sono “l’orrore, l’orrore” ma “la luce, la luce”. GIOVANNI

Ilario Manzotti (volontario attivista)

nonchè marito di Elisabetta Dessy

"Un Eroe è chi fa quello che può." (Romain Rolland)

Sono ben lontano da esserlo ma mi impegno, ogni giorno, a fare di più.

ILARIO

Roberta Bartoloni (volontaria attivista)

Ciao, sono Roberta, abito a Venezia e collaboro col Gruppo Tanzania Onlus dal 2007. Mi occupo dell’archivio informatico, curo gli abbinamenti fra sostenitori e bambini/ragazzi del Kisedet, verifico la copertura dei versamenti previsti, e cerco nuovi sostenitori.

Il mio incontro con il Kisedet è avvenuto decisamente per caso. Avevo un contratto di lavoro in scadenza, e prima di poter iniziare la mia nuova attività lavorativa avrei dovuto attendere circa un mese. Un mese a casa senza lavoro mi era parsa un'occasione irripetibile per poter realizzare il desiderio coltivato per anni di andare a vedere dal vivo come funzionano le cosiddette adozioni a distanza, ed offrire un po' del mio tempo disponibile. Così ho iniziato a mandare mail alle Associazioni di volontariato. Quasi tutte mi hanno risposto dicendo che prima di partire bisognava fare un lungo corso di formazione ecc ecc, eccetto una che necessitava proprio di un aiuto momentaneo al ragioniere del Kisedet, Fulgence.

Senza nemmeno fare troppe domande, mi sono fiondata a fare tutti i vaccini previsti e a prendere il biglietto aereo. Grazie all’organizzazione di Kisedet, sono arrivata a Dar Es Salaam e da lì a Dodoma senza problemi. Giovanna mi ha accolto nella sua casa come un figlia (anche se sono più “vecchia” di lei!), e mi ha portata per mano a vedere la realtà africana.

Le differenze con il nostro mondo e la sproporzione di ricchezza sono inimmaginabili, peggiori di quanto mi aspettavo. Ma ho trovato anche sorprese positive, bambini allegri e giocosi anche se non hanno niente, davvero niente, a volte nemmeno il calore di una famiglia.

E nel Kisedet ho trovato anche tante persone volonterose che cercano di fare l'impossibile con i mezzi a disposizione. Giovanna e Nino sono una coppia formidabile, che si adopera per gli altri con la tenacia di chi crede davvero nelle possibilità di autonomia dell’Africa. Puntano sull'istruzione, sulla formazione professionale, per insegnare un mestiere che garantisca una vita dignitosa, non un mero sostentamento fine a se stesso.

Dal punto di vista turistico, i colori dell’Africa, la terra rossa della savana, i baobab imponenti, lasciano certamente il segno. Ma non profondo quanto i sorrisi dei bambini, la loro gioia davanti ad una semplice caramella, la loro compostezza ed educazione data da una vita senza vizi, così diversa dai bambini del nostro mondo.

Mi ha colpita la problematica dell’AIDS che lì miete un numero elevatissimo di vittime, e la lotta di Giovanna a favore della pianificazione delle nascite. E mi hanno colpito alcune strutture di accoglienza, castelli dorati che rischiano di creare traumi ai ragazzi che, una volta cresciuti, si vedranno costretti a lasciarne le mura per rientrare nello stile di vita locale. Ho capito quanto sia fondamentale conoscere il territorio, non basta avere soldi da investire, bisogna sapere dove e come spenderli. E questo è un grande valore aggiunto del Kisedet, associazione tanzaniana composta da persone del luogo, (ad eccezione di Giovanna e Nino che comunque vivono lì da oltre dieci anni), che ben conoscono la cultura locale e gli effettivi bisogni di intervento.

Avendo fortemente apprezzato la gestione dell'Associazione, una volta tornata in Italia mi è parso naturale continuare ad offrire un po' del mio tempo libero. Il mio lavoro “vero” mi occupa 8 ore al giorno, ma non è difficile trovare qualche ritaglio di tempo anche per il Gruppo Tanzania Onlus, tempo che sottraggo con piacere e convinzione a qualche inutile programma televisivo.

Sono infatti fortemente convinta dell’utilità di ciò che fanno Giovanna e Nino assieme al Kisedet, ricordando che tutto ciò è possibile grazie al fondamentale appoggio economico di tutti i sostenitori, donatori, e volontari che approfitto per ringraziare e salutare calorosamente!

ROBERTA

Alice Biella & Andrea Roncatello

(volontari attivisti, nonchè moglie e marito)

Antonella Ari (socia fondatrice)

Ester Moretti

 

(socia fondatrice e volontaria attivista)

Ezio Terzi (socio fondatore)

Francesco Leoni 

Marina Vittoria Farinella 

(soci fondatori nonchè compagni di vita)

Martina Tragni (volontaria attivista)

Claudio Moro (socio fondatore)

Elena Fontana (volontaria attivista)

Arianna Mossali (volontaria attivista)

Luca Castelli (volontario)

Antonio Tragni (socio)